Qualche tempo fa Il Gazzettino, uno dei quotidiani più letti del Nordest, ha deciso di raccontare la storia dietro uMaster. Sono stato io a proporre la mia storia alla redazione, perché credo che il metodo di studio strategico meriti di uscire dalla bolla dei social e arrivare anche a chi i social non li guarda: genitori, insegnanti, chiunque abbia a che fare con un ragazzo che fatica sui libri.
Nell'intervista ho raccontato come è nato il metodo S.P.I.R.A.L.®: non da un colpo di fortuna, ma da anni di ricerca personale — libri, corsi, conferenze — durante gli anni dell'università, quando mi sono reso conto che il problema di chi studia male raramente è la pigrizia. Il problema è che nessuno insegna come studiare. Si dà per scontato che sia un'abilità che arriva da sé, e invece è una tecnica, come tante altre: si impara, si allena, si affina.
Ho parlato anche di cosa distingue il mio approccio da un corso di ripetizioni classico. Le ripetizioni tappano il buco di oggi: la verifica di domani, il capitolo che non torna. Il metodo lavora sulla causa, non sul sintomo — e per questo, una volta imparato, resta per sempre, non solo per un'interrogazione.
L'articolo ha dato spazio anche ai risultati concreti: gli studenti che seguo — dalle scuole medie all'università, fino ai professionisti che vogliono studiare meglio nel proprio lavoro — arrivano spesso con un rapporto complicato con lo studio, e nel giro di poche settimane iniziano a vederlo come uno strumento che possono controllare, invece che come un peso da subire.
Vedere il proprio lavoro raccontato da una testata che segue la provincia di Treviso da oltre un secolo è stato un bel momento. Non tanto per la visibilità in sé, quanto perché conferma una cosa a cui tengo: che si può parlare di studio, memoria e metodo senza tecnicismi, in un linguaggio che arriva a tutti — genitori compresi.